Centro Servizi Culturali UNLA di Oristano

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“Ciprì e Maresco (seconda parte) – FILMETTI E FILMINI” A CURA DI SIMONE CIREDDU

Giovedì 15 gennaio 2026 ore 18
Sala Centro Servizi Culturali UNLA
Via Carpaccio, 9 – Oristano

Ciprì e Maresco/parte seconda

FILMETTI E FILMINI
a cura di Simone Cireddu

Per quasi venti anni, i cineasti palermitani Daniele Ciprì e Franco Maresco lavorano in coppia. Raggiungono la notorietà nel 1992 con le quarantanove schegge di Cinico Tv; arriveranno poi i lungometraggi di finzione Lo zio di Brooklyn (1995), Totò che visse due volte (1998), Il ritorno di Cagliostro (2003) e il documentario Come inguaiammo il cinema italiano. La vera storia di Franco e Ciccio (2004). Ciprì e Maresco scompaiono artisticamente nel 2007, in maniera perentoria e definitiva, lasciando un vuoto incolmato all’interno della cinematografia occidentale. Ma non è questo l’inizio. Il sesto appuntamento di Filmetti e filmini comincia da una fine, lì dove tutto era cominciato. Nel primo pomeriggio del 6 gennaio del 2026, dopo una lunga malattia scompare a Budapest il regista Béla Tarr. Inflessibile sperimentatore, ci lascia nove lungometraggi onirici e contemplativi: nove esperienze visive estreme e radicali, refrattarie a una lettura immediata e a un approccio non problematico. Non diversamente dal cineasta filippino Lav Diaz, Béla Tarr è capace di incutere timore per il rigore e la profondità della sua ricerca filmica. Il suo è un cinema dell’impossibile, irriducibile a interpretazioni univoche, a esperienze passive e all’indifferenza dello sguardo. Cinema dell’impossibile è anche quello di Ciprì e Maresco: inclassificabile, fuori norma, di opposizione e di resistenza, anarchico, poeticamente scandaloso, insieme tragico e comico. Per quanto l’appartenenza di Ciprì e Maresco alla storia del cinema comico italiano sia ormai un fatto assodato, parlare di comicità a proposito delle pellicole del duo palermitano richiede sempre una certa delicatezza. Il problema è che la loro comicità, il loro fare ridere, è stato uno dei tanti equivoci sui quali si è basata la ricezione delle loro opere cinematografiche. Quando debuttano nel 1995 con il primo lungometraggio, erano già famosi per le schegge di Cinico Tv, divenute nel giro di breve tempo un vero e proprio fenomeno di costume. Una notorietà televisiva che creerà però una percezione distorta del loro lavoro, originando dei fraintendimenti: nel 1998, la prima proiezione alla Berlinale di Totò che visse due volte disattenderà le aspettative del pubblico e di una parte della critica. Le incursioni televisive di Cinico Tv all’interno di Blob, Fuori Orario e Avanzi avevano creato un malinteso: avevano fatto troppo ridere. I successivi lungometraggi invece faranno ridere di meno. Perché quella di Ciprì e Maresco è una comicità pura, folle e poetica, disperata e bassissima, antropologica più che politica. Una comicità assolutamente non ironica nata a partire da un’osservazione attenta e pervicace della quotidianità palermitana. Il ritorno di Cagliostro è un film sul collasso dei sogni: ci interessava un discorso sugli sconfitti, sui perdenti, su chi prova con più o meno arroganza o volontà a costruire qualcosa e poi chiaramente fallisce. A me piace raccontare storie di fallimenti, di cose che non raggiungono mai la meta – dichiara Franco Maresco nell’agosto del 2003. Accanto a John Ford, i riferimenti cinematografici che Ciprì e Maresco rivendicheranno nel corso degli anni saranno sempre gli stessi, tutti legati alla comicità slapstick. Le comiche dell’età del muto, con la loro volgarità, la loro violenza, la loro anarchia narrativa, la loro tensione apocalittica: i fratelli Marx, Stanlio e Ollio, Buster Keaton. La comicità slapstick è una comicità senza esito, un meccanismo che opera con una circolarità viziosa in cui la logica del frammento aggiunto al frammento prevale sulle regole della narrazione canonica. Dai frammentati e frammentari esordi sino agli ultimi lungometraggi, la satira di Ciprì (e) Maresco intercetta il grottesco, la risata macabra si fa amarissima, la tragedia trascolora in farsesca allegria. E sopraggiunge infine il salvifico e consolatorio riso liberatorio. Se potessi esprimere un desiderio – dichiara Franco Maresco nel marzo del 2024 – mi piacerebbe essere ricordato come “Franco Maresco, comico”. Filmetti e filmini, ça va sans dire.

Simone Cireddu

Simone Cireddu è nato a Oristano il 9 marzo del 1974. Storico dell’immagine in movimento, si occupa in particolare di avanguardie cinematografiche, sperimentazione audiovisiva, found footage e documentari di creazione.